Monogamia, fidanzamento, matrimonio, famiglia. Millenni a testare questo modello di società, quasi ad avere l’illusione che fosse l’unico possibile, e nel giro di meno di ottant’anni questo modello sembra non funzionare più. Cosa è cambiato nella civiltà occidentale? E in che direzione stiamo andando con le nuove relazioni “digitali”? È l’amore che è entrato in crisi o è solo crisi economica? Storia, declino e digitalizzazione del modello di coppia
Lorenzo Baldarelli
Potrebbe tutto scaturire dalla Rivoluzione scientifica e dall’idea di progresso? Secondo lo storico Yuval Noah Harari: «quest’idea è fondata sulla nozione secondo cui, se ammettiamo la nostra ignoranza e investiamo risorse nella ricerca, è possibile migliorare le cose. E fu subito tradotta in termini economici. Chiunque crede nel progresso crede anche che le scoperte geografiche, le invenzioni tecnologiche e lo sviluppo dei sistemi organizzativi possano incrementare l’ammontare totale della produzione, del commercio e della ricchezza. Le nuove rotte commerciali attraverso l’Atlantico potevano essere positivamente sfruttate senza che per questo ne soffrissero le vecchie rotte dell’oceano Indiano».
Il metodo scientifico, l’imperialismo e il capitalismo hanno plasmato questo pianeta negli ultimi trecento anni. In Europa, a dispetto dell’Asia e del Medio Oriente, «re e generali adottarono gradualmente un modo di pensare mercantile, finché mercanti e banchieri diventarono la classe dirigente. La conquista europea del mondo venne finanziata in misura crescente con il credito e non con le tasse, e fu diretta sempre più spesso da capitalisti che ambivano a ottenere il massimo dei ricavi dai propri investimenti». Secondo Yuval Noah Harari, «l’idea di progresso convinse la gente a riporre sempre più fiducia nel futuro. Questa fiducia fu l’origine del credito; il credito portò vero sviluppo economico; e lo sviluppo economico rafforzò la fiducia nel futuro, aprendo la strada alla possibilità di avere ancora più credito. Non accadde dalla sera alla mattina – l’economia ebbe un andamento più da montagne russe che da mongolfiera. Ma sul lungo periodo, una volta appianati i sobbalzi, la direzione generale fu inequivocabile. Oggi nel mondo si concede così tanto credito che governi, società commerciali e individui privati ottengono facilmente grandi prestiti a lungo termine e a basso interesse, che eccedono di gran lunga gli introiti del presente».
Tutto questo credito, però, ora non basta più? Dopo l’espansione demografica ottocentesca, l’Europa sembra stanca. Non facciamo più figli. A dire il vero insieme a noi ci sono anche cinesi, giapponesi e tutti quei paesi che non hanno mai voluto investire in politiche demografiche e che hanno rifiutato dogmaticamente l’immigrazione. Siamo sull’orlo del caos demografico ma si parla sostanzialmente di “amore”. Il capitalismo funziona in amore? Se solo i divorziati potessero rispondere… Secondo l’Istat, l’anno con più matrimoni, in Italia, fu il 1963: 420 mila unioni d’amore. Nel 2018 sono stati solo 196 mila, molto meno della metà.
Ci si ama di meno? Non proprio. La questione è complessa: sale l’età media di quando ci si sposa, salgono vertiginosamente i secondi matrimoni e crollano le nascite. Solo dal 1970 è stata introdotta la possibilità di divorziare. Nel 2018, sempre secondo l’Istat, il numero di divorzi in Italia è stato di 88.458. Furono 18 mila nel 1971. La cifra si stabilizzò, sulle 10-15 mila unità all’anno per i successivi 15 anni. Solo dagli anni ’80, da quando l’edonismo è diventato un prodotto di mercato, i divorzi sono esplosi fino al 2016, dove sono arrivarti a 99 mila. Una media di 88 mila divorzi in rapporto a circa 60 milioni di abitanti, con un tasso di 1,5 divorzi ogni mille abitanti (contro 3,2 matrimoni). Un tasso tra i più bassi in Europa… in fondo siamo i più poveri, i meno acculturati e quelli con meno aiuti da parte dello Stato.
Quanto dura l’amore? Secondo Marc Marbonnier, il protagonista del libro di Frédéric Beigbeder, «l’amore dura tre anni». Qualche anno fa lessi un articolo che portava la scadenza a quattro, cambia poco. L’interpretazione è semplice: l’amore è un processo chimico ormonale che travolge il nostro cervello ma prima o poi finisce. Tre o quattro anni sono in effetti i tempi pratici per generare e svezzare un bambino, non ci siamo spostati di molto dalla nostra natura scimmiesca. Il problema, però, che ormai in quel lasso di tempo non si è neanche vicini alla stabilità economica, tantomeno a quella sentimentale. In questo la società moderna è bravissima a farci riflettere: costo della vita, mutuo, affitto, spese varie e tasse sono inesorabili. I figli no. Un bambino, fino ai diciotto anni costa più di 300 mila euro. Lo stipendio medio in Italia è di 30 mila euro annui, gli aiuti statali sono propaganda. Il conto è presto fatto: natalità sotto la soglia per il ricambio generazionale; siamo in pieno “inverno demografico”.
La società delle reti
Il 24% degli Italiani non si arrende, magari fare dei figli è costoso ma amarsi è gratis… più o meno. In una società dove la maggior parte del tempo la si passa a lavorare o mantenersi “in forma”, il tempo libero è veramente il nuovo lusso. Dopo la giovinezza trovare del tempo per conoscere persone nuove è diventato veramente difficile. Ed ecco nascere una galassia di prodotti del mercato pronti a risolvere il problema: dalle serate nei club (a pagamento) agli speed date (sempre a pagamento), dove si cerca di ottimizzare al massimo le possibilità d’incontrare l’anima gemella, fino alle più abbordabili app di dating. Ovviamente se si vogliono dei vantaggi strategici si deve pagare. In Italia…
