Il romanzo di un misterioso scrittore, pubblicato cento anni fa, denunciò “l’invenzione dell’immigrazione” da parte di una burocrazia sempre più bizantina e sempre meno efficiente, efficace e trasparente. L’incredibile storia del marinaio americano Gerald Gale è l’apice della solitudine dell’umanità intera, che guarda consapevole e inerme la morte sociale di chi non può dimostrarsi vivo. Un tema di drammatica attualità
di Antonio Mazzei
«Perché i passaporti? Perché le restrizioni sull’immigrazione? Perché non lasciare che gli esseri umani vadano dove desiderano, al Polo Nord o al Polo Sud, in Russia o in Turchia, negli Stati Uniti o in Bolivia? No, gli esseri umani vanno tenuti sotto controllo, non possono volare liberi come gli insetti in un mondo in cui sono approdati senza averlo chiesto. Gli esseri umani vanno tenuti sotto controllo, con passaporti e impronte digitali. E questo perché? Solo per mostrare l’onnipotenza dello Stato e del suo sommo sacerdote, il burocrate».
Quando sono state pronunciate, quando sono state scritte queste parole? Quest’anno, due lustri fa, all’inizio del XXI secolo? No, risalgono invece al 1926, giusto un secolo or sono, e le pronuncia la voce narrante in un romanzo firmato da un certo B. Traven: “La nave morta”.
Chi fosse questo B. Traven è stato per lungo tempo un mistero (ma non è che pure adesso vi siano certezze granitiche). Tutto ciò che si sapeva era che viveva in Messico e spediva i suoi libri in Germania, alla casa editrice Büchergilde Gutenberg. Li scriveva in inglese, ma Ernst Preczang, proprietario della casa editrice, gli chiese la traduzione in lingua tedesca, avendone apprezzato il precedente romanzo “I raccoglitori di cotone” (“Die Baumwollpflücker”). Il libro fu pubblicato in tedesco nel 1926 col titolo “Das Totenschiff”, mentre l’edizione in lingua inglese, dal titolo “The Death Ship”, apparve quasi dieci anni dopo, nel 1934.
La nave morta ha una notevole valenza politica, giacché narra una storia di marinai senza documenti e, di conseguenza, senza patria “legale” imbarcati su carrette del mare dedite a contrabbandi di ogni tipo (soprattutto armi) e destinate al naufragio per incassare il denaro dell’assicurazione in caso di naufragio. La nave morta è dunque il racconto di un naufragio, non solo della vita del protagonista, un marinaio americano di nome Gerald Gale, rimasto a terra nel porto di Anversa dopo una notte folle.
La sua nave è ripartita portandosi via i suoi documenti. Persi questi, Gerald Gale perde anche la sua identità, diventa morto per le istituzioni senza esserlo per la società. La polizia di Anversa lo arresta e lo espelle perché privo di documenti. Inizia a vagare per l’Europa…
