Palestina e Jolly Roger sembrano intrecciarsi in una rivoluzione che vuole abbattere il sistema di potere attuale e la sua classe dirigente. È l’inizio di un nuovo movimento sociale? Occorre prima soffermarsi sulle trasformazioni del “potere” e come esso opera sulla società odierna. Ne abbiamo parlato con Emanuele Toscano, professore associato di sociologia generale presso l’università degli studi “Guglielmo Marconi”

«Indonesia, Palestina, Hong Kong: come One Piece è diventato simbolo della resistenza» scriveva Huffington Post Italia lo scorso 7 agosto; e ancora, «Teschio con cappello di paglia, perché il simbolo di “One Piece” sbuca nei cortei per Gaza e Flotilla?» intitolava Adnkronos il 3 ottobre 2025. Un ponte tra le proteste della GenZ e quelle per la Palestina? «No, è più un eco, dato che i movimenti sociali si costruiscono nel momento in cui c’è un’identità, un’opposizione e un sistema di valori», spiega Emanuele Toscano, professore associato di sociologia generale presso l’università degli studi “Guglielmo Marconi” e vicepresidente dell’associazione Social classes and social movements.

Dall’Asia e dall’Africa all’Occidente (e viceversa)

Come parecchie testate giornalistiche, in molti hanno osservato un fronte condiviso, in cui la bandiera palestinese e il Jolly Roger, che sventolano fianco a fianco, ne simboleggiano l’alleanza. A rendere ancor più concreta questa congiuntura, è la possibilità di declinare anche una comunanza di rivendicazioni. Dal diniego di una governance vecchia e corrotta al rigetto di un sistema capitalista in crisi, la lotta a ciò che è percepito come il “Potere” ha preso una forma concreta in vere e proprie proteste che hanno attraversato il globo intero.

31 agosto 2025, Giacarta: dall’Indonesia – con le proteste scaturite il giorno dell’indipendenza, contro la svolta autoritaria del presidente Prabowo Subianto – arrivano notizie di violenti scontri. La bandiera del Jolly Roger ne è il simbolo. Poi il Nepal, dove il ministro delle comunicazioni, Prithvi Subba Gurung, ha annunciato il 4 settembre il blocco dei social network. Migliaia di giovani sono scesi in piazza contro quello che è stato additato come una forma di censura e una limitazione della libertà di espressione. I media internazionali hanno definito le sommosse “proteste della Generazione Z”: i nativi digitali contro corruzione, un governo elitario e un sistema economico in crisi. Qui il Jolly Roger è stato visto sventolare a fianco della bandiera palestinese.

Il 21 settembre è stato il turno delle Filippine. Decine di migliaia di persone hanno protestato contro la corruzione del governo di Ferdinand Marcos Junior dopo lo scandalo legato alla “dispersione” di fondi pubblici destinati alle vittime delle alluvioni. Miliardi di pesos dirottati in “progetti fantasma” che a cascata finivano nelle tasche della classe dirigente. Sempre a fine settembre, in Madagascar, a causa delle continue interruzioni di acqua potabile e fornitura elettrica, sono esplose proteste che hanno preso fin da subito un carattere politico. A metà ottobre, i militari hanno reclamato il potere dopo che, la domenica precedente, il presidente Andry Rajoelina era scappato dal paese. Come nei casi precedenti, a guidare le proteste sono stati i giovani della Gen Z e i simboli il Jolly Roger e la Palestina.

L’Occidente, invece, ha visto un risveglio lento e graduale. Dalle prime manifestazioni in…

di Riccardo Sacchi