Ricorso SILF – GDF per la rivalutazione degli straordinari. Non è solo questione di “vil danaro”!

Marzo 2021

Il SILF (Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri) nelle ultime settimane ha proposto ai propri iscritti di aderire ad un ricorso al T.A.R. per la rivalutazione dell’indennità di lavoro straordinario (o anche di HLM per servizi interni) e la corresponsione degli arretrati.
Il ricorso parte dall’assunto, che nel comparto sicurezza e difesa, per quantificare la retribuzione ordinaria, si prendono in considerazione solo lo stipendio parametrale e l’indennità integrativa speciale, mentre non si tiene conto della indennità mensile pensionabile di Polizia (art. 43 comma 3 della legge n. 121/1981).
Assunto che però è da considerarsi per il SILF illegittimo; infatti a dar conto ad una consolidata giurisprudenza, l’indennità mensile pensionabile di Polizia è a tutti gli effetti da considerare parte della retribuzione di base (vedasi parere del Consiglio di Stato n. 334/201). Una tale errata valutazione di quella che debba essere considerata la retribuzione ordinaria ha generato, nel tempo, effetti devastanti proprio nel calcolo dell’indennità per lavoro straordinario (il lavoro straordinario, per legge, deve essere remunerato con una maggiorazione della retribuzione ordinaria).
In base a quanto argomentato, la misura dell’indennità per lavoro straordinario percepita dai finanzieri risulta al momento sensibilmente inferiore a quanto dovrebbe essere, determinando un danno economico molto importante nei confronti del personale della Guardia di Finanza (in realtà per gli uomini e le donne in divisa in generale).
La problematica potrebbe apparire in prima istanza una mera questione di carattere economico, risolvibile magari in ambito di rinnovo contrattuale. Mi permetto di dire che non è proprio cosi, perché ritengo che dietro le determinazioni delle amministrazioni di Polizia ci siano scelte “governative” di lungo periodo e tutt’altro che rassicuranti per il presente ed il futuro prossimo dei lavoratori in divisa.
Proprio i dirigenti nazionali del SILF, da ben prima del ricorso proposto, stanno combattendo, al momento inascoltati (questa una delle ragioni per cui ci si rivolge ai Tribunali), una battaglia non solo economica ma anche ideale e politica sul tema delle ore di straordinario.
Ore di straordinario che negli ultimi venti anni sono passate ad essere, per i lavoratori del comparto sicurezza-difesa, da strumento appunto “straordinario” (deve essere autorizzato/disposto solo in presenza di condizioni che lo rendono effettivamente necessario) e pagato in modo adeguato (così da compensare il disagio di lavorare oltre i limiti normali e di stare lontani dalla famiglia) a strumento ordinario (basta vedere l’impennata delle ore di straordinario svolte tra agli appartenenti alle Forze di Polizia negli ultimi anni) e per di più sottopagato.
Non a caso, l’indennità per lavoro straordinario del personale non-dirigente non è più fissata dalla classica maggiorazione della retribuzione di base (abrogata nel 2002) ma da importi fissi che ad oggi prevedono una maggiorazione di importo esiguo; con la particolarità che per i lavoratori in divisa, a differenza degli altri lavoratori, non è necessario il consenso del lavoratore e non sono previsti limiti massimi. Perciò le varie amministrazioni sanno di poter contare, per risolvere problemi di organico e di servizio, su un numero di ore di straordinario illimitato ed a basso costo (senza che il personale possa rifiutare di effettuarle).
Di fatto, silenziosamente si è arrivati, per gli operatori del comparto sicurezza-difesa, al rovesciamento di una delle battaglie storiche del mondo del lavoro che prevedeva la riduzione dell’orario di lavoro stesso. Il pagamento di una adeguata indennità da parte del lavoratore serve proprio ad evitare abusi e compensare un disagio forte per i lavoratori che è quello della rinuncia al tempo libero, da dedicare alla vita privata. Il concetto di base è che, se proprio deve essere protratto il lavoro oltre l’ordinario, venga almeno pagato adeguatamente e non sottopagato come avviene ora, altrimenti qualcuno potrà pensare di “marciarci” sopra, risparmiando sulla pelle di chi lavora.
Pensare di risolvere la questione sul piano della negoziazione contrattuale, come propongono altri, è quindi a mio avviso una pia illusione, seppur anche da quel punto di vista sarebbe necessario agire magari ripristinando, anche se la vedo molto dura, la situazione ante 2002 (con la reintroduzione del meccanismo automatico di maggiorazione dell’indennità, come avviene per i dirigenti).
Il problema di fondo rimarrebbe comunque inalterato e non solo perché l’esperienza concreta di ognuno di noi ci dice che sul piano degli incrementi contrattuali gli ultimi quindici anni sono stati un “bagno di sangue”. Non si capisce, infatti, perché dopo quindici anni di vacche magre (tra rinnovi contrattuali rinviati di due o tre anni, blocchi stipendiali e risorse contingentate) improvvisamente dovrebbe arrivare il “bengodi” che consentirebbe di strappare contratti con cifre significative.
In realtà parliamo di due piani (ricorso e contratto) che attingono aspetti diversi e che non si escludono a vicenda ma, anzi, possono e devono viaggiare insieme. Il ricorso agisce sulla base di calcolo dell’indennità, mentre il contratto agisce esclusivamente su una maggiorazione (potremmo dire “postuma” dell’ora di straordinario) che, ovviamente, dipenderebbe da quante risorse verranno messe a disposizione per il rinnovo di volta in volta. Il piano giuridico, ovvero il ricorso, permetterebbe inoltre qualcosa che nemmeno il migliore dei rinnovi contrattuali (pure immaginando che si arrivi sui tavoli ad una maggiorazione dell’indennità del 15 %) potrebbe mai ottenere, ovvero consentirebbe di rivendicare la rivalutazione dell’indennità ed i relativi arretrati.
Certo esiste la possibilità di non ottenere ragione nelle aule di tribunale perché il quesito specifico non è mai stato fino ad ora proposto (anche se per farlo i TAR interessati dovrebbero ribaltare l’assunto espresso dal Consiglio di Stato circa l’indennità mensile pensionabile di Polizia quale parte della retribuzione di base) e perché le certezze assolute in ambito giuridico non esistono. Sembra però difficile, a parere dei legali che sosterranno il procedimento del SILF, e visto quanto sostenuto proprio dal Consiglio di Stato, che si possa parlare di infondatezza del ricorso e delle tesi sostenute. La questione infatti è reale, concreta e plausibile e non può essere che chiarita dall’Autorità Giudiziaria a questo punto.
Si spera però che vista la portata ed il senso, potremmo dire anche “politico”, della contesa, questa possa indurre Amministrazioni e Governo a cambiare strada su una gestione “ottocentesca” dell’uso delle ore di straordinario.

Lanfranco Davide
Segretario Regionale SILF del Lazio

 

https://www.silfnazionale.it/2021/02/10/ricorso-per-rivalutazione-straordinario-esclusiva-silf/