Riflessioni sulla “specificità” dell’ordinamento militare e sul ruolo delle organizzazioni sindacali

Cleto Iafrate

Nel corso delle audizioni prima alla Camera e poi al Senato sono emersi due fronti contrapposti, separati da una linea di confine che si chiama specificità dell’ordinamento militare.
Da una parte ci sono i sindacati militari che chiedono con forza i diritti sindacali. Sul fronte opposto sono schierati gli Stati maggiori che insistono nel ritenere che la specificità militare impedisca ai militari l’esercizio dei diritti sindacali. Pertanto, vale la pena tentare di fare chiarezza sul concetto nodale di specificità militare.
Per capire cosa sia effettivamente la specificità dell’ordinamento militare, ritengo si debba partire dal pensiero del prof. Giuseppe Maggiore, giurista e scrittore vissuto agli inizi del secolo scorso. Il prof. Maggiore arrivò persino a teorizzare l’introduzione della volontà del duce nel nostro principio di legalità, ad imitazione di quello hitleriano.

Il cuore della specificità dell’ordinamento militare.

Ebbene, questa tesi esprime il cuore della specificità dell’ordinamento militare. La specificità altro non è che negazione del principio di legalità. Infatti, possiamo prendere i quattro momenti fondamentali della vita del militare: il trasferimento d’autorità, (anche presso una sede non gradita), le sanzioni disciplinari, le benemerenze di servizio (encomi, elogi) e i giudizi annuali caratteristici, in tutti questi momenti la volontà del Capo costituisce principio di legalità.

1) Per esempio, il trasferimento d’autorità è qualificato come “un ordine militare” – è una modalità di esecuzione del servizio – e pertanto non deve essere motivato; o comunque deve avere una motivazione assai sfumata. Insomma è caratterizzato dalla più ampia discrezionalità.

2) Secondo esempio, le sanzioni disciplinari. Nell’ordinamento militare le infrazioni che danno luogo alla sanzione della consegna non sono affatto tipizzate. La norma, infatti, si limita a stabilire che la consegna punisce le violazioni dei doveri militari e le più gravi trasgressioni alle norme della disciplina e del servizio. Una tale locuzione, a causa della sua indeterminatezza, conferisce al Capo il potere di decidere quali infrazioni danno luogo ai rilievi. È in commercio un libro il cui titolo è stato ripreso proprio dalla motivazione che ha dato luogo, tanti anni fa, ad una sanzione disciplinare. Il libro si intitola “Procreava senza l’autorizzazione dei superiori”. Cioè, questo militare aveva concepito un figlio prima dell’età stabilita (dai regolamenti) per essere autorizzato a contrarre matrimonio; e perciò era stato punito. Ovviamente, questo è un caso limite, ma rende bene l’idea di quanto sconfinato sia l’esercizio del potere disciplinare.

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