LETTERA AL DIRETTORE

Agli amici ed ai compagni ex lavoratori di polizia

Ci teniamo alla diffusione di questa sorta di comunicato firmato da chi c’è ancora di noi carbonari e di altri ex colleghi attivi e impegnati nel prestigioso Siulp dei primi anni, per:

– denunciare che già da anni il Siulp e i suoi dirigenti, oltre ad adottare (o comunque tollerare) un comportamento ed una linea eticamente intollerabile, ha anche imboccato una pericolosa e gravissima deriva reazionaria e fascista e l’iniziativa pubblica di Torino con la partecipazione del generale Vannacci, presidente di un partito politico neofascista, e di altri suoi sodali, peraltro appartenenti alla Polizia di Stato, ne è una ulteriore prova e la punta di un iceberg di tale deriva;

– denunciare ulteriormente che il Siulp da tempo ha tradito lo spirito e gli ideali di libertà, di giustizia e di democrazia, nonché i principi e i valori della nostra Costituzione e dell’Antifascismo che avevano caratterizzato fin dagli albori il Movimento clandestino per la democratizzazione, la riforma, la smilitarizzazione e sindacalizzazione della polizia e poi, nel 1981, la nascita del Siulp;

– noi antesignani e carbonari di quel Movimento di lotta, nonché dirigenti e delegati del Siulp fino agli inizi degli anni ’90, disconosciamo, ci dissociamo e condanniamo lo stesso sindacato, il Siulp di oggi e degli ultimi decenni, per il quale ci siamo a suo tempo battuti con grande impegno e determinazione per modificare in senso democratico i rapporti con gli altri lavoratori, tra polizia e cittadini e tra poco polizia e società.

Riteniamo che la rivista Polizia e Democrazia potrebbe, anzi dovrebbe, come impegno morale, democratico e storico, farsi parte promotrice e nostra portavoce nel condannare l’inaccettabile deriva neofascista del Siulp, che dura ormai da diversi decenni, salvare e custodire con maggiore incisività la memoria storica di quella ideale, esaltante e passionale stagione di lotta del Movimento e del Siulp del primo decennio dalla sua nascita, salvaguardare l’immagine di chi ha lottato per fare uscire la polizia dal retaggio autoritario e repressivo che aveva mantenuto da sempre contro studenti e operai e per il riconoscimento dei pieni diritti ai lavoratori di polizia anche dal punto di vista legislativo e regolamentare.

Giuseppe Famà e Orlando Botti