La Francia, seconda economia dell’Unione, vive una fase di instabilità politica senza precedenti: in soli tre anni si sono succeduti cinque primi ministri, e il governo di Sébastian Lecornu è durato appena quattordici ore prima di essere ricomposto grazie a un compromesso con i socialisti sulla riforma delle pensioni. Per quanto ancora la Francia (e l’Europa) potrà vivere di rendita?
«Nous autres, civilisations, nous savons maintenant que nous sommes mortelles. La civilisation dont il s’agit est celle de l’Europe et l’auteur questionne son malheur, sa tragédie». Così Paul Valéry, nel 1919, commentava la crise de l’ésprit che iniziava a imperversare nell’Europa di inizio Novecento.
Quanto accaduto in Francia, seconda economia dell’Unione, lo scorso autunno, è l’emblema di una “permanente perturbazione” (citando ancora Valéry) che la nostra civiltà europea fatica a superare e che pervade l’economia, l’orizzonte di senso e, dunque, inevitabilmente, le istituzioni politiche.
Sébastian Lecornu è il quinto primo ministro in soli tre anni e il suo primo governo detiene il record di esecutivo più breve della storia francese con sole quattordici ore di durata. La formazione del suo secondo governo, avvenuta il 14 ottobre, è stata possibile solo grazie al compromesso con i socialisti di sospendere (o, meglio, procrastinare) la riforma delle pensioni al 2027, anno delle prossime elezioni presidenziali.
La colonna sonora dell’instabilità politica francese è una mescolanza fatale di fattori ascrivibili a tendenze generali che imperversano in Europa da vent’anni, circa, a questa parte. Il primo è il cambiamento nell’assetto del sistema dei partiti. Il tradizionale bipartitismo tra destra moderata e forze riformiste è ormai decaduta da tempo con il rafforzamento della destra antisistema rappresentata dal Front National di Marine Le Pen (parabola per certi versi simile a quanto accaduto in Germania con la nascita di AfD e in Italia, con l’ascesa di Fratelli d’Italia). La perdita di consensi di cui soffre Macron rappresenta la fine del tentativo, da lui fatto, di creare una forza politica rinnovatrice trasversale alla destra e alla sinistra. I “partiti pigliatutto” di stampo populista, come Renaissance e il Movimento 5 Stelle, hanno rappresentato l’ultimo cuscinetto di alcuni sistemi politici europei di arginare il malcontento popolare prima che virasse sempre più a destra.
Un sistema partitico e, di conseguenza, un parlamento sempre più polarizzato nonostante il…
di Valeria Carmen Caputo
