Alla base dell’empatia selettiva, a cui il prof. De Vogli dedica il primo studio sistematico in italiano, c’è un approccio ingiusto e pericoloso nella considerazione dell’altro: quello duale del “noi contro loro”. Ma la realtà è più complessa e va letta con una lente che consenta di superare i doppi standard morali ed emotivi, tipici di certa “civiltà” occidentale esportatrice di democrazia nel mondo
di Michele Turazza
Sullo sterminio dei palestinesi è ormai scesa una spessa coltre d’oblio: l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sugli altri conflitti, più recenti, che infiammano il Medio Oriente. Ma le ostilità, in quel lembo d’inferno terreno tra il deserto e il mare, non sono finite: i Gazawi continuano a morire di freddo, di stenti, di bombe. Per le perverse dinamiche dell’informazione, tutto ciò è scomparso dalla scena mediatica, finendo relegato in un angolo remoto della memoria.
A vigilare sull’accordo di “pace” il Board of Peace, un consesso di stati paganti voluto e presieduto da Trump. L’Italia “osserva”, mentre proprio i diretti interessati, i palestinesi, ne sono esclusi: non a caso il Patriarca di Gerusalemme, card. Pizzaballa, ha parlato senza mezzi termini di operazione “colonialista”.
La stessa colonizzazione delle menti che distorce la realtà e conduce a diverse considerazioni delle sofferenze e delle morti degli altri, a seconda del luogo di provenienza, dell’etnia, della religione. Si tratta di “empatia selettiva” e proprio tale meccanismo è alla base di scellerate scelte belliciste, in aperta violazione dell’art. 11 della Costituzione: «Dobbiamo decolonizzare – sostiene Roberto De Vogli, professore di psicologia del potere all’Università di Padova – non solo la nostra memoria e conoscenza, ma anche la nostra empatia, riconoscendo che ogni vita è ugualmente degna di dolore».
Un volume documentatissimo e coraggioso. Ma anche scomodo e “fastidioso” per chi si accontenta delle edulcorate narrazioni dominanti. Polizia e Democrazia ha incontrato l’Autore.
Prof. De Vogli, un libro “scomodo” ancora prima della sua uscita, che ha scatenato “panico morale” tra gli editori: cos’è successo?
Questo è un libro che la maggior parte degli editori non ha osato (o voluto) pubblicare. Ha il “merito speciale” di essere stato censurato, rifiutato o ignorato da quasi un centinaio di editori. L’incipit del libro è la lettera di quello che avrebbe dovuto essere il mio editore che, dopo avermi fatto firmare un contratto per scriverlo, mi ha inviato una lettera dove chiedeva di togliere la parola “genocidio” dal testo del libro. Ha usato opportunamente il termine “panico morale”. Le case editrici sono sicuramente diventate vittima di questa condizione. Hanno censurato libri come il mio per timore di essere tacciate di antisemitismo. Il “panico morale” è stato scatenato contro intellettuali, giornalisti, università attraverso l’uso manipolatorio dell’antisemitismo per silenziare le proteste contro il genocidio. Senza dubbio l’antisemitismo è una forma di razzismo che va condannata e combattuta. Questo odio ha radici storiche profonde e va analizzato nel…
