Secondo il direttore Franco Fedeli, il giornalismo era il “cane da guardia delle parole”, che non devono essere sprecate o usate come pietre. Nonostante questo, non mancò mai di criticare il potere, in linea col suo impegno civile e sociale fin dai tempi della lotta tra le fila della Resistenza. Il ritratto di un giornalista che ci ha creduto e che ha “fatto politica” coi suoi articoli
di Antonio Mazzei
Ho conosciuto Franco Fedeli il 26 febbraio 1982. Quel giorno a Verona, nella Sala Nervi della Biblioteca civica, si svolgeva il primo congresso provinciale del Siulp, al quale partecipavano pure Vincenzo Felsani, primo segretario generale del sindacato unitario, e Franco Fedeli, direttore della rivista Nuova Polizia e Riforma dello Stato, cioè due dei padri fondatori della nuova Amministrazione della Pubblica sicurezza.
Il tema del congresso era “Una polizia efficiente al servizio dei cittadini ed a difesa delle istituzioni democratiche”. Durante una pausa dell’assise, riesco ad avvicinarmi a Fedeli per fargli alcune domande sulla 121 del 1° aprile 1981. Il direttore mi rispose che si trattava di una legge all’avanguardia per quei tempi, soprattutto perché gettava le basi per un possibile nuovo modello poliziesco italiano. Aggiunse però che occorreva una riforma generale del sistema penale nel quale il modello poliziesco operava, poiché erano sì necessarie delle forze dell’ordine democratiche, efficienti ed efficaci, ma non erano sufficienti
Il direttore disse che eravamo tutti consumatori di sicurezza ma, in maniera diretta o indiretta, anche produttori di sicurezza. E per confermare questa asserzione ricordò come l’art. 24 della legge 121 stabiliva tra i compiti istituzionali della Polizia di Stato anche quello di sollecitare la collaborazione dei cittadini. Dunque pure un giornalista contribuiva a creare sicurezza, così come aveva fatto e continuava a fare questo giornalista nato nel 1922, lo stesso anno in cui era nato mio padre, appuntato per trent’anni di quel Corpo delle Guardie di P.S. che la legge di riforma aveva sciolto.
Quel 26 febbraio 1982 non immaginavo che da Franco Fedeli sarei stato influenzato a livello umano e professionale, nonostante le…
