La Sezione ANPI “Maurizio Giglio”, i cui iscritti sono poliziotti e poliziotte in servizio o in quiescenza, ha tra i suoi compiti quello di ricercare, scoprire e valorizzare le storie di appartenenti ai corpi di Polizia che abbiano partecipato alla Resistenza contro il nazifascismo. Ecco la storia di un poliziotto partigiano completamente sconosciuto, anche alla stessa Polizia di Stato, Mario Di Stefano, facente parte della Brigata Matteotti Zelasco, caduto a Bergamo il 26 aprile 1945
ANPI “Maurizio Giglio” – Appartenenti alla Polizia di Stato
Sono numerose le ricerche compiute, approfondendo le vite e l’operato dei Poliziotti Partigiani, e scoprendo spesso aspetti poco o per nulla conosciuti, che permettono, attraverso le loro storie, di conoscere al meglio la Storia di quel periodo e valorizzando l’apporto dei poliziotti alla Liberazione e alla ricostruzione del Paese ed alla nascita della Repubblica Italiana. E, nell’intento di fornire uno strumento utile che dimostri quanto il contributo dei Poliziotti sia stato sottostimato e sottovalutato, è stato creato un database di tutti quelli che, a vario titolo, siano stati protagonisti della lotta contro il nazifascismo: ad oggi sono censiti poco meno di mille nomi, consultabili attraverso il sito della Sezione. Un lavoro senza precedenti, fatto con passione e con accuratezza, del quale la Sezione va giustamente orgogliosa.
Così, nel corso di queste ricerche, grazie ad una segnalazione della Signora Ornella Ravaglia, figlia del Partigiano Combattente Mario Ravaglia della Brigata Camozzi a Treviglio (BG) e Presidentessa dell’Anpi Treviglio, con il prezioso contributo di un suo ricordo, la Sezione si è imbattuta nella storia di un Poliziotto Partigiano completamente sconosciuto, anche alla stessa Polizia di Stato: Mario Di Stefano.
La sua vicenda è stata ricostruita partendo dagli scarni dati presenti nella sua scheda di Partigiano Caduto, redatta dalla Commissione Regionale per le qualifiche partigiane della Lombardia e conservata presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma, consultabile sul sito Partigiani d’Italia: Mario Di Stefano, di Pietro, nato a Pizzoli (AQ) il 4 novembre 1919 e facente parte della Brigata Matteotti Zelasco per 8 mesi, risulta, da quella scheda, caduto a Bergamo il 26 aprile 1945.
Da qui, con l’incrocio di varie informazioni – alcune reperibili in rete, altre richieste agli Archivi di Stato, al Comune di nascita, all’Istituto Parri – è stato possibile identificare il partigiano con la Guardia Mario Di Stefano, nei ruoli della PS dal 1941. Da Pizzoli si era trasferito a Roma nel 1936, e qui aveva frequentato la Regia Scuola di Polizia. Lo ritroviamo a Bergamo, probabilmente in servizio in Questura: non era sposato, non aveva figli.
Il 26 aprile Bergamo affronta ore convulse: i partigiani delle Garibaldi e delle Fiamme Verdi hanno liberato le valli circostanti, il CLN prende possesso della Prefettura, fascisti e nazisti in fuga commettono le ultime atrocità: e così trova la morte anche la Guardia Di Stefano. Ce lo racconta un trafiletto pubblicato su Il giornale del Popolo, nell’edizione del 29 aprile: «La morte di un volontario: quando la città stava per essere ormai libera per opera dei Patrioti, una raffica di mitra stroncava la giovane esistenza di Mario Di Stefano, attivissimo, intelligente e ardito volontario del CLN di Bergamo. Il luttuoso incidente che è costato la vita all’amico prezioso, è avvenuto giovedì verso le ore 14 in una via cittadina, mentre egli, a bordo di un automezzo, cooperava con altri compagni alla liberazione. La salma, priva di documenti, è stata riconosciuta più tardi nella cella mortuaria del Cimitero dai compagni del Comitato, impressionati dalla sua prolungata assenza. I Patrioti e i cittadini si inchinano riverenti a questo nuovo Martire la cui eroica figura sarà ricordata e venerata».
Ancora più importante è quanto conservato presso l’Istituto Parri di Milano, nel fondo Scalpelli: il Comandante delle Formazioni militari S.A.P. Matteotti – Piazza di Bergamo – Avv. Giovanni Messeroni redige, il 10 settembre 1945, una proposta di concessione di medaglia d’argento al valor militare alla memoria per Mario di Stefano, «deceduto Bergamo, in Via Verdi (prosecuzione della Via San Giovanni indicata nel certificato di morte, ndr) il 26 aprile 1945 alle ore 16, in uno scontro con una colonna militare repubblicana fascista al comando del Capitano Rosmini». La motivazione suggerita per la concessione della onorificenza così recita: «Dal settembre 1944 all’insurrezione, sfidando gravi pericoli, ha raccolto e rifornito armi alle Formazioni di V.L. (Volontari Libertà, ndr), ha partecipato al disarmo di formazioni repubblicane. Il 26 aprile 1945 ha affrontato e scaricato dal tetto di una automobile il suo mitra su di una colonna militare repubblicana, restando a sua volta vittima del piombo dei traditori» (all. 9). Purtroppo, non vi è traccia della concessione di tale medaglia.
Di lui – anche se il Bollettino delle Guardie di P.S. del 1945 lo inserisce nell’elenco dei deceduti – si perdono però evidentemente le tracce. Non risultano, a Bergamo, lapidi che lo ricordino; a Pizzoli, suo luogo di nascita, è inserito genericamente nelle lapidi dedicate ai Caduti, ma non viene messa in rilievo né la sua appartenenza al Corpo degli Agenti di PS, né la sua attività partigiana; nel Sacrario della Polizia non c’è una formella a suo nome, né ci sono sue tracce in pubblicazioni che riguardino il periodo resistenziale dei poliziotti.
La Sezione ANPI Maurizio Giglio ha allora fatto proprie le parole dell’ignoto e commosso cronista de Il Giornale del Popolo: è finalmente l’ora di ricordare degnamente la Guardia di PS Mario Di Stefano, Partigiano Combattente Caduto (“caduto” purtroppo anche nel completo oblio) e ha messo a disposizione dell’Ufficio Storico della Polizia di Stato tutta la documentazione raccolta e chiesto di avviare una istruttoria volta sia all’inserimento del nome nel Sacrario della Polizia di Stato, che ad eventuali intitolazioni di Uffici nel territorio della Questura di Bergamo (luogo di lavoro e di attività partigiana) o della Questura de L’Aquila (luogo di nascita) , essendo emersa con chiarezza la sua abnegazione alla causa della Liberazione e della lotta al nazifascismo.
Ci si augura che al più presto questa istanza sia accolta come merita.

