A lungo la psicologia ha indagato le radici dell’obbedienza, spesso trascurando tuttavia la sua controparte più luminosa: la capacità umana di opporsi all’ingiustizia, di resistere. Come ricorda la tradizione, da Freire a Martín-Barò, la liberazione personale e quella sociale sono realtà indissolubili. Per citare Calamandrei, il fondamento della democrazia risiede nella “vigilanza” da parte del cittadino, nel suo diritto-dovere di dire “no” quando la libertà vacilla

Per molto tempo, la psicologia occidentale si è concentrata quasi esclusivamente sullo studio dell’oppressione, cercando di capire come e perché le persone si sottomettano a regimi autoritari, accettino ingiustizie o si rendano complici di violenze sistematiche. È un interesse comprensibile, soprattutto alla luce delle costruzioni politiche e delle tragedie del XX secolo. Ma questo sguardo unilaterale rischia di oscurare una verità altrettanto importante: anche nelle condizioni più dure, gli esseri umani sono capaci di resistere. Esiste una forza, talvolta esercitata dalle minoranze che sviluppano quella che lo psicologo e sociologo Serge Moscovici chiamava «influenza minoritaria», che ha portato alcuni studiosi a enfatizzare come le persone non solo si adattino al potere, ma come piuttosto in realtà lo sfidino. Spesso, nelle alterne vicende dell’umanità, il cambiamento sociale, l’innovazione e la libertà non germogliano dall’obbedienza, bensì dalla resistenza. Le riflessioni che seguono sono state stimolate dalla lettura dei contributi pubblicati sull’ultimo numero (1/2024) della rivista Diacronìa, diretta dal Prof. Tommaso Greco.

Spesso ci dimentichiamo, sebbene sia una parte importante della nostra storia, che la stessa Repubblica Italiana nasce di fatto da un atto di resistenza, che ha occupato gli spazi di una giustizia in potenza non ancora reificata in norma in atto e ha strappato la sovranità dall’individuo Capo del Governo restituendola ai cittadini. Questo movimento, che si vivifica nella forma con il passaggio al suffragio universale e nella sostanza con la creazione della dimensione costituente, ha significato l’esercizio di un diritto di resistenza: esso, oscillando tra la legittimità morale e l’illegittimità giuridica, ha nonostante ciò creato una sintesi tra queste due dimensioni che ha potuto essere il pieno legittimarsi di entrambe. Difatti, come viene discusso sul numero di Diacronìa…

di Jacopo Stringo