La deportazione di migranti colpevoli di una “invasione” degli USA. Obiettivo? «Fermare la sostituzione etnica». I Proud Boys si schierano al fianco dell’Ice per “proteggere” la cultura occidentale dall’assedio straniero. Si è per caso alzato il velo dal vero volto dell’America First? Sicuramente vi è stata un’evoluzione da dottrina economica a concreto pensiero identitario: è il nuovo “sogno americano”
14 aprile 2025 – Mohsen Mahdawi sta parlando con il dipendente del Citizenship and Immigration Services presso gli uffici Uscis di Colchester, nel Vermont, quando gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) irrompono con forza nella stanza. Il colloquio era stato programmato tempo addietro tra l’interessato e gli uffici statali, perché Mahdawi è cittadino palestinese titolare di green card e studente alla Columbia University. Gli agenti Ice arrestano Mahdawi. Mani dietro i polsi, trascinato via come un criminale. Dopo l’arresto, Mohsen è stato trattenuto e trasferito in strutture Ice fino al 30 aprile, quando un giudice federale stabilisce che «due settimane di detenzione senza accusa dimostrano un grave danno a una persona», ordinandone la sua scarcerazione. Nessun illecito conclamato in corso. Non sarà mica un arresto per motivi migratori o potenzialmente politici?
Quello di Mohsen Mahdawi è uno tra i molti casi di arresti compiuti dall’Ice da quando il presidente Trump è alla guida degli Stati Uniti. A puntare i riflettori sull’ondata di azioni mirate alle community di migranti compiute da Ice sono state le manifestazioni che hanno messo a ferro e fuoco Los Angeles all’inizio di giugno.
9 giugno 2025 – Una colonna di fumo nero si alza tra i palazzi del centro di Los Angeles. L’autostrada, che divide la città a metà da nord a sud, è bloccata. I manifestanti sfilano tra bandiere a stelle e strisce annodate a quelle di Messico, Guatemala o El Salvador. I cartelli e gli striscioni paragonano Donald Trump alle SS e ripudiano la sua politica migratoria: “Fuck Ice”. Spari sulla folla da parte della polizia. «Mi hanno preso prima ai fianchi, al petto e poi al viso. Ma non rimpiango di essere venuta. È l’unica cosa da fare. Stiamo mostrando al mondo e al resto degli Stati Uniti che non siamo tutti d’accordo con questa crudeltà» spiega all’ANSA Jean, 72 anni, dopo essere stata colpita da alcuni proiettili di gomma.
Tre giorni prima, l’Ice ha effettuato retate improvvise in varie zone di Los Angeles (Fashion District, Westlake, South L.A.), arrestando circa 44 persone solo il primo giorno e più di 118 nel corso della settimana, tra cui alcuni leader delle community di migranti radicati negli………
di Riccardo Sacchi
LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO: ABBONATI A POLIZIA E DEMOCRAZIA. Per informazioni clicca qui
